Cronaca 

«Ti sputo in faccia»: le minacce choc dei fratelli Testa diventano fulcro dell’inchiesta per voto di scambio

Tra intimidazioni esplicite e presunti accordi di voto di scambio, emergono i messaggi più violenti all’interno dell’inchiesta sulla campagna elettorale che coinvolge i fratelli Testa e l’ex capo di gabinetto di Toti, Matteo Cozzani

In una vicenda che mescola politica, intimidazioni e sospetti di voto di scambio, emergono ora i toni durissimi utilizzati da Maurizio e Arturo Testa, gemelli con legami forti nella comunità riesina di Genova, indagati nell’ambito del secondo filone dell’inchiesta per corruzione che ha coinvolto l’ex presidente della Regione Liguria, Giovanni Toti, nell’estate 2024.

A rendere ancora più agghiacciante il quadro accusatorio sono alcuni messaggi Telegram intercettati dagli inquirenti, in cui emergono vere e proprie minacce rivolte all’allora capo di gabinetto di Toti, Matteo Cozzani.

Messaggi minacciosi e spoglio in diretta

Secondo quanto emerso dalle indagini, i gemelli Testa avrebbero fornito in tempo reale gli esiti delle operazioni di spoglio al loro entourage, monitorando così il rispetto precedente degli accordi elettorali. Ma quando quei patti – secondo l’accusa – non avrebbero dato i frutti sperati, le comunicazioni sono diventate aggressive e minacciose:

“Mi stai facendo incazzare – scriveva Maurizio Testa a Cozzani – sei un uomo o un quaquaraquà? Guarda io prima o poi ti becco… non ti faccio nulla perché potrei scassarti, ma ti sputo in faccia perché non mi prendi per il c…”

Il contesto accusatorio

I fratelli Testa, assieme all’ex capo di gabinetto Matteo Cozzani, sono accusati di voto di scambio aggravato: avrebbero convogliato consensi elettorali dalla comunità nissena di Genova (circa 400 voti) verso la lista “Cambiamo con Toti Presidente”, in cambio di promesse di posti di lavoro e garanzie di alloggi per persone legate alla stessa comunità.

I messaggi intercettati costituiscono un tassello importante del quadro d’accusa, in quanto documentano minacce dirette all’indirizzo di Cozzani, ritenuto responsabile, a detta degli inquirenti, del mancato adempimento degli impegni presi.

Le difese

I fratelli Testa, attivi anche in Lombardia e sospesi da Forza Italia in seguito alle accuse, hanno negato ogni addebito durante gli interrogatori, rigettando l’ipotesi di corruzione elettorale.

Le indagini proseguono e gli atti raccolti saranno esaminati in vista di possibili richieste di rinvio a giudizio.

Una trama di intimidazioni e accordi nascosti

Il tono esplicito e ostile dei messaggi intercettati ha attirato l’attenzione degli inquirenti come mai prima. Nel contesto di una campagna elettorale già gravata da sospetti di corruzione sistemica, il linguaggio usato dai Testa assume una rilevanza estrema: non più mera logica elettorale, ma intimidazioni personali dirette, espresse in forma volgare e minacciosa.

Con il clou dell’indagine alle porte e la vicenda giudiziaria ancora in corso, resta da capire se questi messaggi e le modalità dell’accordo incriminato – insieme alle presunte violazioni – saranno sufficienti a confermare le accuse e a mettere la parola fine su una delle pagine più cupe della recente politica ligure.


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